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La Corte di Giustizia esclude la responsabilità di Google per l'attività di posizionamento attraverso AdWords

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Corte di Giustizia - sentenza del 23 marzo 2010 procedimenti riuniti C-236/08 - C-238/08

La Corte di Giustizia Europea si è di recente pronunciata in materia di violazione dei marchi d'impresa con particolare riferimento all'attività di pubblicità ingannevole realizzata per mezzo del sistema di parole chiave ("keyword advertising") offerto da Google attraverso il proprio servizio di posizionamento "AdWords".

Il Giudice ha correttamento osservato che in materia di marchi, la Direttiva n. 89/104 e il Regolamento n. 40/94 conferiscono al titolare di un marchio il diritto di vietare ad un inserzionista di presentare, sotto forma di annuncio pubblicitario, una parola chiave identica al proprio termine distintivo, laddove la stessa conduca a soggetto terzo concorrente.

In particolare, la Corte ha chiarito che l'utilizzo del marchio, in assenza di consenso del titolare, è illecito nel caso in cui " la pubblicità non consenta, o consenta difficilmente, all'utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi indicati nell'annuncio provengano dal titolare del marchio o dall'impresa economicamente connessa a quest'ultimo o invece da un terzo"

Alla Corte è stato altresì richiesto di pronunciarsi in merito alla responsabilità del fornitore del servizio di posizionamento delle parole chiavi (Google) relativamente ai dati che lo stesso memorizza all'interno del proprio server.

Su tale punto, il Giudice, nell'escludere la responsabilità del fornitore del servizio di posizionamento, ha stabilito che "....in particolare il commercio elettronico nel mercato interno (<<Direttiva sul commercio elettronico>>), deve essere interpretato nel senso che la norma ivi contenuta si applica al prestatore di un servizio posizionamento su Internet qualora detto prestatore non abbia svolto un ruolo attivo atto a conferirgli la conoscenza o il controllo dei dati memorizzati. Se non ha svolto un siffatto ruolo, detto prestatore non può essere ritenuto responsabile per i dati che egli ha memorizzato su richiesta di un inserzionista salvo che, essendo venuto a conoscenza della natura illecita di tali dati o di attività di tal einserzionista, egli abbia omesso di rimuovere prontamente tali dati o disabilitare l'accesso agli stessi". 

Il testo della sentenza è reso disponibile per gli associati. 

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